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martedì 9 ottobre 2012

Parma: comeseimessa?

I debiti ci sono. Possono stare tranquilli i pochissimi parmigiani che ieri non avevano nulla da fare e si sono presentati sotto i portici del grano per protestare contro il buco lasciato dal duo Ubaldi-Vignali. Capisco che la rabbia per un debito che ricadrà sul futuro immediato della città sia molta e che tanti di loro vorrebbero vedere Ubaldi incenerito sotto una colata di lava, ma forse qualcuno gli deve spiegare il funzionamento della giustizia italiana. Il fallimento del comune di Parma non è necessario perché gli eventuali truffatori vengano perseguiti e ingabbiati. Tant'è che il Movimento 5 stelle ha fatto partire le azioni di responsabilità, ma sta cercando di tenere in piedi la baracca del Comune di Parma. Con ogni sforzo possibile.

E' stato bravo l'assessore al Bilancio Gino Capelli a fare una relazione da puro contabile. C'è solo un problema, che Capelli non ha voluto rimarcare e che forse avrebbe dovuto sottolineare. E' vero che il patrimonio netto del Comune supera i debiti accumulati, ma questo sarebbe un dato rassicurante in caso di emergenza aziendale. Per una amministrazione comunale, significa che ad oggi l'unico modo per risolvere in 24 ore il problema di Parma sia l'arrivo di un Abramovich che decida di acquistare San Paolo, Stazione, Aeroporto, Palazzo del Governatore e Auditorium Paganini. Magari a prezzo di saldo gli si da pure il Ponte Nord e il parcheggio della Ghiaia. Oppure si può risolvere la situazione in un paio di anni, evitando di fare campagna elettorale ad ogni piè sospinto, senza fare inaugurazioni e iniziative che abbiano solo uno spirito propagandistico. Non si pezzano più le buche a richiesta, ma si fanno le programmazioni. Pazienza se ci saranno venti lettere sulla Gazza di protesta. Ora si guarda in cassa prima di fare interventi. Forse è anche il caso di trovare qualche altra cassa a cui attigere però, perché la situazione è piuttosto complicata.

Infatti Capelli ha riservato alla minoranza poca cortesia.Soprattutto al PD, che effettivamente dovrebbe scegliere cosa vuole per la città. Da 5 anni attacca sulla dimensione del bilancio ed ora il buco reale è meno grande di quanto non si stesse raccontando in giro da qualche anno. Si era partiti con 600 milioni, si era arrivati a 950, qualche giorno fa circolavano voci da nove zeri. Qualcuno deve averle messe in giro. Magari solo per fare paura. Ma chi ha preso paura sono le banche. Che di pecche ne stanno raccogliendo a quintali, in questi mesi.

Già, le banche. Sono loro che devono sostenere le amministrazioni locali. Siena, per esempio, è ben supportata dalla MPS, che è una grande realtà italiana. Perché noi, Parma, produttivamente un po' più potenti di una medio/piccola città toscana, non riusciamo ad avere il supporto di una banca Mondiale come Credìt Agricole? Eppure i francesi hanno fatto abbondante spesa nella piccola Parigi. Ci dovrebbe essere, ora, qualche ritorno per i cittadini...

La sensazione è che il clima di terrore instaurato per abbattere la giunta Vignali, che ne ha combinate di tutti i colori e credo che ci saranno ulteriori sviluppi anche in futuro, abbia reso Parma l'ombelico di una crisi che il tessuto economico e finanziario della città non può supportare. E che le Banche non vogliono mitigare in nessun modo.

A questo punto l'unica soluzione è sperare nel nuovo. E magari in qualche magnate. A proposito, avete sentito che Google ha iniziato a prestare i soldi come se fosse una banca? Io due chiacchiere con Mr Page e Mr Brin le farei. Sempre meglio che fare la fine di Fanny Mae e Freddy Mac.

domenica 30 settembre 2012

Parma, il Rigoletto è la città

Parma, città strana. Nel momento forse più buio del suo recente passato aveva celebrato il terremoto che la stava disgregando con "Il ballo in maschera" e il Requiem. Quando si dice te le suoni e te le canti, il progetto politico Ubaldi-Vignali scelse il modo e il momento migliore per disintegrarsi al ritmo di una colonna sonora finale adeguata.

Quest'anno invece, con il Movimento 5 stelle al governo e la città sull'orlo della disgregazione, la dissolutezza recente è interpretata in modo perfetto dal Rigoletto, mentre la Battaglia di Legnano vorrebbe essere ciò che forse non sarà: il sacrificio dell'eroe per l'onore della patria e la vittoria, che tradotto significherebbe il crollo della giunta dissanguata dalla battaglia che però poterà la città di nuovo ad aver soldi e finanziamenti per respirare. Un sacrificio che il Movimento 5 stelle sta interpretando al meglio, ma facendo conoscere troppo poco. E' un continuo attacco al modo in cui si taglia, si riduce e si cerca di fare salti mortali per superare la crisi, perché dall'altra parte non c'è una difesa adeguata. Manca, da questo punto di vista, la mobilitazione di quelle persone che fino a pochi mesi fa avevano realizzato una forte campagna elettorale che ha portato Grillo a vincere le elezioni a Parma.

Ad oggi, la battaglia di Parma è tutta qui: un continuo tentativo di ridurre spese e di tagliare eccessi, per riuscire a coprire con affanno e difficoltà spese e debiti pregressi che hanno immobilizzato la macchina comunale. Cercando di far capire di chi è davvero la colpa di tutto questo.

Ma torniamo al Festival Verdi. La bellezza di Parma sta anche in questo. Nell'essere fortemente autoreferenziale anche quando mette in scena la sua cultura. Il Rigoletto, la storia di un comico colpito da maledizione che vede la figlia insidiata dal nobile di turno e che per amor suo (del nobile, non del padre!) si fa ammazzare, è già letta, già vista, già ascoltata in questo periodo. Pensare al caso Favia è troppo semplice, anche se è la storia che si adatta meglio al dramma.

Oggi l'Italia è un enorme ducato di Mantova che vive nella dissolutezza, con i cortigiani, vil razza dannata, che continuano a ballare e a gozzovigliare pensando che fin che ce n'è, viva il Re! Il potere dei nostri nuovi nobili arricchiti però durerà anche dopo il probabile crollo della politica tradizionale, nelle elezioni di marzo (se si terranno). Tanto che il movimento 5 stelle rischia di far la fine del Rigoletto deriso, perché ha tentato invano di uccidere la vecchia classe politica. Gli atti di questo lunghissimo dramma sono già iniziati. Aspetteremo la fine di novembre per capire cosa ne è saltato fuori, a Parma. Ma poi dovremo aspettarci il fuoco di fila dell'inverno, prima che le elezioni ci sveglino? E in che paese? Una penisola disgregata, debole e alla mercé della mafia?



lunedì 17 settembre 2012

Se potessi avere 86,80 euro ogni mese

La linea tracciata a Parma è quella del risparmio. Su tutto, in ogni settore, per ogni tipologia di capitolo di spesa, l'ordine è quello di tagliare. Il Comune non ha margini di manovra - pare - per i prossimi 3 anni.
Tre stagioni in trincea, per una giunta completamente nuova che deve rinnovare forzatamente tutti i vertici dirigenziali della macchina comunale, sono un motivo di disperazione: non si possono impegnare soldi, non si possono chiudere progetti.
Inoltre anche i dirigenti che potrebbero farsi vedere con delle buone attività (che si fanno quando la pecunia c'è) al momento latitano. E' troppo rischioso prendersi carico di una città sull'orlo del tracollo, e che tracollo!

Se Parma andrà in bancarotta infatti non solo ci saranno conseguenze per i politici (tutti, ma l'obiettivo è quello di far pagare caro lo scotto soprattutto al Movimento 5 Stelle) ma soprattutto per le istituzioni che hanno permesso al Comune di Parma di legarsi intorno al collo - più che un guinzaglio - una corda per l'impiccagione. Leggasi fondazioni e banche. Può il sistema finanziario nazionale sopportare un buco di circa un miliardo di euro? Ovviamente, no.

Chi si prenderà cura quindi di un'amministrazione moribonda, al cui capezzale è stato messo prima di tutto il nuovo che avanza? Non illudiamoci: il Movimento 5 Stelle è stato votato dal 16% degli elettori per le proposte che hanno costruito, ma hanno vinto il ballottaggio perché erano il nuovo, pulito e pieno di speranza, che stava avanzando. Il fatto che oggi stia facendo fatica a costruire, è solo una conseguenza della enorme cautela che si ha nell'aprire i cassetti. Cautela dovuta a bombe amministrative disseminate in ogni dove. E dovuta anche al fatto di non volersi trovare, di colpo, con ulteriori debiti, con ulteriori guerre politiche da affrontare, con ulteriori strappi da consumare con le realtà finanziarie locali, le uniche che ad oggi possono permettersi di pensare a salvare la città, perché le uniche realmente coinvolte nel dissesto creato negli ultimi anni. Certo il Comune ha indetto un bando per scegliere un nuovo direttore finanziario, uno cioè che abbia dimestichezza con le banche e che ci parli, per uscire da una situazione di empasse in cui anche riaccendere le fontane (progettate male, è vero, ma spente da mesi) è un esborso che inciderebbe negativamente sulle casse del comune.

Per questo credo che la scelta del Comune di puntare solo e soltanto sul taglio e sulla dimostrazione del risparmio, sia l'unica scelta politica possibile. Senza sapere cosa ne sarà dell'inceneritore (che probabilmente non brucerà nessun rifiuto parmigiano, ma sicuramente sarà usato per quelli dei cugini reggiani, modenesi e piacentini) la battaglia elettorale che inizia il 22 settembre con l'arrivo di Beppe Grillo in Piazzale della Pace sarà tutta incentrata sulla parsimonia e sull'immagine.

Davanti ad una classe politica che ogni volta che si presenta in televisione scatena la repulsione nella classe medio/bassa del ceto produttivo (cioè quelli che votano, quella maggioranza silenziosa che è stata presa in giro per vent'anni ed oggi è quasi nelle stesse condizioni del 1992) il Movimento 5 Stelle può correre soltanto un rischio: quello di diventare troppo intransigente e di fermarsi all'inizio del cammino, per paura che - muovendosi - toccherebbe troppi temi su cui la maggioranza silenziosa preferisce non farsi un'opinione.

Meglio quindi toccarli quando si sarà entrati in parlamento. Ma Parma può resistere a sei mesi di durissima campagna elettorale?